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Consigli per una corretta esposizione della pelle al sole estivo

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Consigli del dermatologo per una corretta esposizione

Il sole è un elemento importantissimo per la nostra salute perché permette la fotosintesi della vitamina D, essenziale per una corretta mineralizzazione di ossa e denti, migliora alcune patologie cutanee, come l’eczema e la psoriasi, e agisce anche a livello nervoso fungendo da antidepressivo naturale.

L'esposizione al sole richiede però una protezione adeguata per difendere la nostra pelle dai suoi potenziali effetti dannosi.
Grazie ai melanociti, cellule altamente specializzate presenti nello strato basale dell’epidermide, la nostra pelle è capace di proteggersi naturalmente producendo la melanina, molecola in grado di assorbire buona parte dei raggi UV e responsabile dell’abbronzatura. Tuttavia, questo perfetto meccanismo naturale diventa insufficiente in caso di prolungate esposizioni solari e con il passare degli anni, quando diminuisce il numero dei melanociti attivi in grado di proteggerci.


I raggi UV riescono a penetrare nella cute e raggiungere il derma e possono arrivare a danneggiare il DNA delle cellule. Nella maggior parte dei casi questi danni vengono riparati, oppure portano alla morte delle cellule stesse. A volte, però, possono trasformare qualche cellula in senso canceroso, provocandone una crescita incontrollata.
In più, a lungo andare, il sole causa la degenerazione della elastina e del collagene, le due proteine che danno sostegno ed elasticità alla pelle. Rughe, pieghe d’espressione più visibili, solchi sono causate anche dalla mancanza di collagene indotta dal sole.
Alcuni soggetti sono più sensibili di altri ai raggi solari a causa della loro suscettibilità genetica; questi soggetti presentano capelli rossi, occhi azzurri, lentiggini, pelle chiara con difficoltà ad abbronzarsi e facilità a scottarsi.
Sono stati identificate 5 tipologie (fenotipi) di individui con differente sensibilità agli effetti nocivi delle radiazioni solari:

‭Diversi studi scientifici moderni confermano che vi è una associazione diretta tra esposizione ai raggi solari e rischio di melanoma e che il rischio è maggiore se le scottature sono avvenute durante l’infanzia. Inoltre il rischio aumenta con il numero di scottature avvenute nel corso della vita.
Il melanoma nasce dalla trasformazione tumorale di quelle cellule della cute, i melanociti, che normalmente sono deputate alla difesa della pelle dai raggi UV mediante la produzione del pigmento cutaneo (la melanina) sotto lo stimolo della luce solare.

L’intensità dell’irradiazione solare non è costante, ma aumenta:

  • tra le ore 11 e le 16, quando si concentra il 95% di tutta l’irradiazione;
  • con la stagione (in estate nel nostro emisfero);
  • con l’altitudine (+4% ogni 300 metri);
  • con la latitudine (in Paesi vicini all’equatore);
  • nelle vicinanze di superfici riflettenti (lago-mare +10%; sabbia +10-25%; neve +80%).

Gli errori da evitare per un’abbronzatura con meno rischi :

  1. Evitare le esposizioni eccessive ai raggi solari e le scottature da sole, specialmente nei bambini.
  2. I bambini fino al 6° mese non devono essere esposti al sole e comunque l’esposizione va limitata se il bambino è di fototipo 1 e 2 (con difficoltà ad abbronzarsi o con facilità a scottarsi). Per i bambini è necessario avere una attenzione speciale poiché sembra che siano in particolare le ustioni avute da bambino che possono favorire lo sviluppo del melanoma anche in età adulta.
  3. Evitare le ore più calde della giornata, tra le 11 e le 16, quando è massimo l’irraggiamento e l’intensità dei raggi UVB (più pericolosi, perché penetrano più in profondità e sono responsabili delle ustioni). In questi orari è preferibile indossare magliette, cappellini e occhiali da sole o ripararsi all’ombra.
  4. Esporsi al sole gradualmente, soprattutto se si ha la pelle chiara, utilizzando all’inizio una crema ad alta protezione (tra i 30 e i 50) che blocchi sia i raggi UVB che UVA.
  5. Applicare sempre sulla pelle filtri solari resistenti all’acqua, con idoneo fattore di protezione in base al fototipo individuale, avendo l’accortezza di applicarli su tutta la pelle in modo omogeneo (porre particolare attenzione al naso, agli zigomi, alle labbra, alle orecchie e al contorno degli occhi).
  6. Spalmare la crema sempre almeno 15 minuti prima di esporsi al sole e rinnovare la crema solare ogni due ore, avendo l’accortezza di applicare almeno 2 grammi di prodotto per ogni cm quadrato di cute. La crema va spalmata nuovamente dopo ogni bagno (anche se resistente)

 La naturale fotoprotezione deve essere quindi integrata con prodotti in grado di potenziare i sistemi presenti sulla pelle sia con l’applicazione di cosmetici adeguati, contenenti molecole filtranti, sia per via interna con l’assunzione di alimenti ricchi di antiossidanti, come vitamina C, vitamina E, beta-carotene, licopene e così via.

Convenzionalmente, il metodo di misura della protezione delle creme solari è l’SPF (Sun Protection Factor). Il fattore di protezione solare (SPF) misura la forza del filtro di sole. L’SPF adatto a ciascuna persona dipende dal fototipo cutaneo. Indicativamente, una crema con SPF 15 assorbe il 92 % delle radiazioni UVB e una crema con SPF 40 ne assorbe il 97.5%.

Solari: quali scegliere?
I prodotti solari garantiscono una protezione estesa a tutto il campo dell’ultravioletto e limitano i danni cutanei che possono derivare dall’esposizione ai raggi UVA, responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle e dell’insorgenza dei melanomi, e
i raggi UVB , costituiscono il 5% della radiazione ultravioletta che raggiunge la Terra. Hanno molto energia e, sebbene siano bloccati da nuvole e vetro, possono penetrare l'epidermide.  Sono i responsabili dell'abbronzatura, ma anche delle scottature (eritema solare), delle reazioni allergiche e dei tumori della pelle. È quindi importante proteggere la pelle sia dai raggi UVA che dagli UVB.

 

In base al loro meccanismo d’azione, i filtri solari vengono classificati in chimici e fisici, ma va precisato che si tratta in entrambi i casi di sostanze chimiche di origine sintetica.
I filtri chimici, il cui meccanismo di azione è simile a una molla, sono molecole in grado di assorbire parte dell’energia delle radiazioni per poi riemetterla sotto altre forme (vibrazionale, rotazionale, infrarossa). Molti filtri chimici sono però fotoinstabili: nell’esplicare la loro azione protettiva subiscono trasformazioni strutturali che ne alterano le caratteristiche filtranti e la capacità protettiva; possono inoltre dar luogo a processi di degradazione dannosi per la pelle che sono causa, per esempio, delle comuni reazioni di fotosensibilizzazione (eritema).
Grazie alla ricerca, negli ultimi anni sono stati messi a punto nuovi filtri chimici «fotostabili».
In ogni caso non c’è sufficiente esperienza derivante dall’utilizzo di questi nuovi filtri solari e quindi è consigliabile una certa prudenza, soprattutto per i bambini (per i quali, sopra l’anno di età, sono più indicati i prodotti a base di filtri fisici)1.
I filtri fisici, i soli ad essere ammessi nei disciplinari della cosmesi «ecobio», sono molecole di natura inorganica a base di derivati di metalli (ossido di zinco, biossido di titanio) e agiscono come specchi, riflettendo i raggi UV sulla superficie cutanea. Lo svantaggio degli schermi fisici è che rendono il prodotto piuttosto pastoso, difficile da spalmare e da far assorbire, e per questo conferiscono un aspetto «sbiancato» alla cute e un’abbronzatura non uniforme, con zone più o meno pigmentate a seconda di come è stato applicato il prodotto. Per questo oggi la maggior parte dei produttori utilizza ossido di zinco e biossido di titanio in forma micro o nano, che rendono il prodotto trasparente e facilmente spalmabile. Per ovviare all’instabilità delle micro e nano particelle, che a contatto con la radiazione solare generano radicali liberi dannosi per la pelle, queste ultime vengono rivestite con sostanze quali allumina, stearati o dimethicone, rendendo il prodotto non più ecodermocompatibile ed ecosostenibile.


Per questo motivo, AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia), consiglia :

  1. Evitate l’uso di prodotti acquistati la stagione precedente: I solari contengono sostanze, quali filtri e schermi UV, che nel tempo possono alterarsi (anche se fotostabili) e diminuire di conseguenza l’efficacia della protezione solare. È consigliato inoltre evitare di lasciare a lungo il prodotto sotto il sole diretto.

  2. Applicate la crema su tutta la pelle esposta al sole: Il prodotto va applicato su tutte le superfici cutanee esposte ai raggi UV (non dimenticate il padiglione delle orecchie, il retro delle ginocchia, il dorso dei piedi e delle mani); dovrebbe essere utilizzato in quantitativi analoghi a 2 mg/cm2, ovvero per le aree corporee circa pari a 6 cucchiaini da tè. Applicare infatti il prodotto con parsimonia riduce notevolmente il livello di protezione.

  3. Applicate la crema ogni due ore: Applicate il prodotto con frequenza di almeno “ogni due ore”. Il sudore, la sabbia, la salsedine, il contatto con asciugamani e le varie attività da spiaggia favoriscono purtroppo la rimozione del prodotto solare, lasciando così la pelle non protetta. Riapplicatelo, soprattutto dopo aver fatto il bagno o la doccia.

  4. Occhio alle zone delicate: Sulle zone più esposte e delicate come viso, collo e décolleté, utilizzate prodotti con protezione più elevata.
  5. Occhio alle nuvole: La protezione va applicata anche con il brutto tempo (cielo nuvoloso o velato). I raggi UV sono infatti in grado di passare attraverso le nuvole, colpendo così la pelle (non protetta).

  6. Ricordatevi il doposole: Dopo l’esposizione solare è consigliabile l’uso di uno specifico prodotto “dopo sole”, in grado di portare sollievo alla pelle, idratandola, decongestionandola e ristabilendo il corretto film idrolipidico epidermico.