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PROGETTO "CON TE" - I DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO

La Dott.ssa Roberta Del Duca, Psicologa Clinica e membro dell’equipe sanitaria del servizio “Con Te”, parla di Disturbi dell’Apprendimento. Per info e contatti, visitare la sezione "Contatti" del nostro sito web.

 

 

“E’ intelligente ma non si applica”, “Potrebbe fare di più”, “Deve impegnarsi di più” sono frasi a cui spesso si ricorre per spiegare l’ insuccesso scolastico di un alunno dotato di buone capacità cognitive. Ma come stanno le cose? È davvero sempre soltanto una questione di volontà e impegno o cos’altro? Proviamo a capire quali potrebbero essere i fattori che impediscono un andamento regolare negli apprendimenti scolastici di un alunno normodotato e cosa potrebbe celarsi dietro a un atteggiamento disinteressato e distratto. 

Le neuroscienze, soprattutto negli ultimi anni, hanno dimostrato che l’uomo possiede una naturale propensione ad apprendere fin dalla nascita e che esiste una connessione neurale tra i sistemi cognitivi e i sistemi emotivi. In sostanza, ognuno apprende secondo tempi e modalità proprie e un fisiologico processo di apprendimento dipende da un buon funzionamento cognitivo e affettivo.

In età evolutiva si è soliti suddividere i disturbi dell’apprendimento in due grandi categorie:

  • Disturbi Aspecifici dell’Apprendimento –DNSA-

  • Disturbi Specifici dell’Apprendimento –DSA-

Quando si parla di Disturbo Aspecifico dell’Apprendimento ci si riferisce essenzialmente ad una difficoltà generalizzata del soggetto ad apprendere, non riconducibile unicamente all’ambito scolastico. In questa categoria ritroviamo ad esempio condizioni cliniche specifiche quali il Ritardo Mentale, il Funzionamento Intellettivo Limite, l’Autismo, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, il Disturbo d’Ansia e alcuni quadri distimici.

Quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento ci si riferisce invece ad una categoria di soggetti che presenta difficoltà particolari solo sul piano degli apprendimenti scolastici ma non in altri contesti. Appartengono a questa tipologia di disturbi la Dislessia, la Disortografia e la Discalculia.

  • Per Dislessia s’intende un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici (l’alunno dislessico non legge in maniera corretta e/o fluente);

  • Per Disortografia s’intende un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica (l’alunno disortografico ha difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici);

  • Per Discalculia s’intende un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri (l’alunno discalculico ha difficoltà ad operare con i numeri e ad eseguire anche calcoli molto semplici, ha difficoltà a leggere e scrivere i numeri, confonde i segni delle quattro operazioni, non riesce a contare all’indietro, non riesce ad associare i simboli numerici alla quantità corrispondente ecc.).

I DSA sono disturbi cronici la cui espressività si modifica in relazione all’età. Non sono un handicap né una malattia da cui è possibile guarire: l’alunno con DSA mantiene intatto il funzionamento intellettivo generale, non presenta deficit neurologici o sensoriali, vive in un contesto socio-culturale favorevole e gode di opportunità scolastiche adeguate.

I DSA sono disturbi subdoli difficilmente riconoscibili al di fuori del contesto scolastico. Il comportamento del bambino con DSA è simile a quello del bambino capriccioso, svogliato e pigro, riluttante all’impegno e questa sua somiglianza fa sì che si scelgano sempre le spiegazioni più semplici e a portata di mano. Fuori dalla scuola questo bambino si comporta esattamente come gli altri: vivace, socievole, allegro. Al contrario di quello che accade in tutti gli altri casi in cui un bambino soffre di una disabilità, nessuno è in grado di sospettare la presenza di un DSA vedendolo giocare con un gruppo di coetanei fuori dalla scuola. Solo in classe il bambino mostra le sue difficoltà e questa tipicità invece che essere considerata un campanello di allarme, un indicatore, viene valutata come una conferma del disimpegno. Si stima che in Italia circa il 3,5% della popolazione in età evolutiva soffre di DSA. Attualmente sono sotto diagnosticati, riconosciuti tardivamente o confusi con altri disturbi. Un alunno a cui viene certificato un Disturbo Specifico dell’Apprendimento ha diritto, così come previsto dalla Legge 170/2010, a un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Esso prevede l’uso di strumenti compensativi ovvero strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria (ad es. sintesi vocale, registratore, software di video-scrittura con correttore ortografico, mappe concettuali, tabelle ecc.) e l’inserimento di misure dispensative ovvero interventi che consentono all’alunno di esimersi dallo svolgere alcune prestazioni che a causa del disturbo risultano essere particolarmente difficoltose (ad es. maggior tempo per svolgere una prova, contenuti ridotti, riduzione-revisione dei materiali di lavoro ecc.).